Interview on Java Journal

Michele Sciabarrà interviewed me on team work. The interview is available here (in Italian); first answer is currently in home page.


2 Responses to “Interview on Java Journal”  

  1. 1 Riccardo Pasquini

    leggendo la tua intervista, l’abito da sposa ottimo per carnevale, mi sono venute in mente certe API transazionali per una certa GUI….

    personalmente sono d’accordo su quasi tutto se non per una cosa: per le mie esperienze ho notato che la semplicità dell’interfaccia è (mediamente) inversamente proporzionale alla complessità del backend… non è un assolutismo ovviamente…. dopotutto un semplice form stupid-proof richiede discreti controlli client e server side…. che a loro tempo possono essere “semplificati” da funzionalità di un framework… che pero’ a sua volta nasconde ulteriore complessità…

    un’altro punto commentabile, ma su cui non azzardo mie conclusioni, ma solo considerazioni… sono proprio i framework opensource, che è vero migliorano la vita ma… li trovo in conflitto, con il sano interesse e la sana goduria, di sviluppare qualcosa di… “mio”… questa applicazione esiste in questi tempi grazie a questo framework…. ma… pensandoci… questo framework io l’avrei reso (dal mio punto di vista) migliore se… mmmm non son sicuro di spiegarmi, ma personalmente trovo più allettanto l’analisi e sviluppo di un framework che di una applicazione… e se poi l’applicazione vive sul mio framework… beh… non è forse una grossa soddisfazione?

  2. 2 Luigi

    Il “guaio” è che non sviluppiamo software per divertimento, ma per lavoro: se io fossi il cliente mi preoccuperei di avere un prodotto solido, più della soddisfazione di chi l’ha sviluppato. :-)
    Fare un buon framework, buono per davvero, è un attività impegnativa che richiede tempo e manutenzione. Forse i framework dovrebbero emergere da progetti, in modo che siano focalizzati effettivamente su ciò che serve.

    Potendo usare un buon framework opensource, nessuno comunque ti vieta di migliorarlo ed entrare a far parte della comunità degli sviluppatori.
    Comunque qualche “adattamento” bisognerà sempre farlo. Nell’ultimo progetto ho avuto la iella di dover usare struts 1.2.7, e di migliorie ne ho dovute fare molte (attraverso subclassing), ma alla fine ne è uscito fuori qualcosa che era adatto allo modello di sviluppo che ci eravamo prefissati (ad esempio per avere un “redirect after post” pulito).

    Le API di cui parli, hanno avuto le rogne che sai, prima fra tutte quella di supplire alle lacune del backend (mancanza di transazionalità); fare le modifiche nel posto sbagliato in questo caso ha generato un bel po’ di complicazioni che forse potevano essere prevenute.
    Ciò non toglie che, salvo le complicazioni, quel progetto è stato certamente una bella esperienza. Spero lo sia ancora per chi ci è rimasto.

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>



Calendar

February 2007
M T W T F S S
« Jan   Mar »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728  

Follow me

twitter flickr LinkedIn feed

Subscribe by email

Enter your email address:

Archives


Categories

Tag Cloud


Listening